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I TRE PITTORI DETTI "BRONZINO" 
 
Il rapporto tra maestro e allievo può essere ancora oggi conflittuale oppure simile a quello tra padre e figlio. Nel mondo della pittura ricordiamo l'affetto paterno di Pontormo (1494-1557) verso Agnolo di Cosimo detto Bronzino (1503-1572), il quale lo contraccambiò divenendo il bastone della sua vecchiaia quando venne promosso primo pittore alla corte dei de' Medici. Bronzino farà poi da padre a Alessandro Allori (1535-1607), tanto da lasciargli ogni suo bene e il suo soprannome in eredità; in cambio ricevette affetto eterno.  
Tra questi pittori toscani ci furono solo parole di elogio tra loro, ma si tratta di padri con figli adottivi, quando Alessandro Allori diede al proprio figlio, Cristofano Allori (1577-1621), carne della sua carne, il proprio insegnamento, beh, lui non ricevette la stima e il senso di gratitudine che si aspettava: Bronzino era stato devoto a Pontormo, lui stesso lo era stato verso Bronzino, ma Cristofano risultò di tutt'altra pasta.  
Quando il figlio di Alessandro crebbe non fu d'accordo su nulla con il padre che gli aveva fatto da maestro, i cartacei riportano infatti del suo continuo criticarlo, anzi, ad un certo punto lasciò perfino la sua bottega per andare a lavorare in quella di Gregorio Pagani.  
Cristofano tornerà nella bottega del padre solo quando Alessandro gliene affiderà l'intera gestione; lui sarà il terzo pittore detto Bronzino, ma non sappiamo quanto questo gli fece piacere; non ci fu un quarto Bronzino e tanto onorevole il sopranome non deve averlo sentito visto che considerava i Bronzino precedenti ormai superati e retrogradi. La catena affettuosa tra maestro e allievo così s'interruppe: Cristofano Allori non adottò nessun giovane pittore, inoltre al contrario dei due Bronzino precedenti, ebbe un carattere poco cortigiano e molto tormentato. 
 
(FAGR 19-3-18)