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LA TRISTE FINE DI UN PITTORE IDEALISTA
Avrebbe voluto cambiare il mondo il pittore e scultore tedesco Otto Freundlich (1878-1943) e ci provò usando come mezzo la sua arte, assolutamente innovativa per i suoi tempi. Fermamente convinto che la società dovesse cambiare in meglio formando modi di pensare nuovi grazie all'arte, aderì prima all'Espressionismo tedesco poi si dedicò all'Astrattismo iniziato da Vasilij Kandiskij. Quando visse a Parigi si conquistò grazie al suo talento l'amicizia di Pablo Picasso e di tutti gli artisti della cerchia di Montmartre di inizio Novecento, i quali apprezzarono molto le sue idee. Otto era però di origine ebraica e purtroppo anche se la sua famiglia si era convertita al Protestantesimo, con l'avvento del nazismo iniziarono i suoi guai. Il reggime di Hitler considerava l'arte moderna degenerata come un frutto della follia ebreo-dadaista, perciò questo pittore venne visto come un ebreo degenerato con simpatie comuniste. Nel 1943 fu rinchiuso nel campo di concentramento di Majdaned e assassinato probabilmente appena giunto per via dell'età del pittore non più idonea al lavoro. Molte delle sue opere furono distrutte dai nazisti, ma a salvarne parecchie intervenne il suo amico Picasso, il quale a suo rischio e pericolo, le nascose durante il Secondo conflitto mondiale, poi le consegnò all'amatissima compagna di Otto, l'artista Jeanne Kosnick-Kloss, quando uscì dal carcere dove era finita per amore di quest'uomo che voleva cambiare in meglio il mondo. Jeanne conservò le sue opere per tutta la vita (morì nel 1966) rifiutandosi sempre di venderle, tuttavia nel 1953 donò la bellissima tela di Otto intitolata: “Il mio cielo è rosso” allo Stato francese.
(FAGR 20-10-2024)
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