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QUANDO IL TALENTO ARTISTICO FEMMINILE ERA CONSIDERATO UN PERICOLO PER LA SOCIETA'
Fino alla fine dell'Ottocento, ma anche ad inizio Novecento, l'indipendenza della donne era guardata come un pericolo per la società e il talento artistico femminile ebbe sempre vita dura. Le pittrici dovevano avere un padre o un marito alle spalle a sostenerle e nessuna al di fuori dall'ambiente artistico poteva entrarci se non con un protettore.
Nelle scuole d'arte le donne non erano ammesse, tranne che per qualche misero corso solo per loro e se anche possedevano doti eccezionali e protettori, avevano comunque bisogno di un mare di fortuna per farsi notare, almeno corrispondente alla vincita di una importante lotteria, come capitò a Sofonisba Anguissola (1532-1625), sostenuta dal padre, il quale inviò dei suoi disegni a Michelangelo conquistandolo; essendo nata da famiglia nobile, venne accettata come dama di compagnia della regina Elisabetta, moglie del re Filippo II di Spagna e dopo diventò la ritrattista ufficiale della corte spagnola. L'intraprendenza delle donne faceva davvero paura in passato.
Ancora alla fine del XIX secolo la pittrice oggi famosa Berthe Morisot (1841-1895), presente con i suoi quadri alla prima mostra impressionista,sostenuta dalla famiglia benestante da cui proveniva e dal marito (fratello del pittore realista Edouard Manet), sul suo certificato di morte si scrisse: “senza professione”.
In poche parole quando il talento artistico femminile era mal visto in società, essere “senza professione” veniva considerato un segno di moralità ineccepibiIe, mentre avere una professione artistica al contrario denigrava completamente la donna.
(FAGR 16-9-18)
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Autoritratto di Sofonisba Anguissola
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Ritratto di Berthe Morisot di Manet
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